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OPEN DATA PLATFORM23 ottobre 2025

Directus: la open data platform a prova di futuro

Dal dato alla UX, il racconto delle tappe di Milano e Roma dedicate a una nuova idea di backend per esperienze digitali evolute.

A ottobre 2025 abbiamo portato a Milano e Roma un tema che per noi è sempre più centrale nella progettazione di piattaforme digitali moderne: il ruolo del dato come fondamento di esperienze utente scalabili, integrate e realmente future-proof.

L'evento, intitolato “Directus: la open data platform a prova di futuro”, è nato con un obiettivo preciso: raccontare Directus non come l'ennesimo CMS headless sul mercato, ma come una piattaforma capace di cambiare il modo in cui aziende, team digitali, sviluppatori e stakeholder di business collaborano intorno ai dati. Non un semplice strumento di gestione contenuti, quindi, ma un vero livello operativo sopra il database, pensato per accelerare lo sviluppo di prodotti digitali complessi senza sacrificare controllo, sicurezza, estendibilità e ownership tecnologica.

La doppia tappa, prima a Milano e poi a Roma, ci ha permesso di confrontarci con clienti, partner e professionisti che negli ultimi anni hanno affrontato sfide molto diverse tra loro: piattaforme editoriali, applicazioni mobile, portali istituzionali, ambienti corporate, prodotti digitali con integrazioni complesse, sistemi headless e architetture orientate al dato. Progetti differenti, ma accomunati da una necessità ormai evidente: costruire soluzioni digitali che non siano vincolate a un CMS monolitico, a un vendor chiuso o a un'architettura difficile da evolvere.

Perché abbiamo scelto di parlare di Directus

In Silencio ci definiamo da sempre tecnologicamente agnostici. Non crediamo nelle piattaforme “buone per tutto”, né nella scelta di uno stack a priori, indipendentemente dal contesto. Ogni progetto ha requisiti propri, vincoli organizzativi, sistemi preesistenti, livelli diversi di maturità digitale e obiettivi di crescita che devono essere compresi prima di scrivere una singola riga di codice.

Proprio per questo, quando una tecnologia entra stabilmente nel nostro modo di progettare, significa che ha superato una soglia importante: deve essere sufficientemente flessibile da adattarsi a scenari diversi, sufficientemente solida da sostenere contesti enterprise e sufficientemente aperta da non trasformarsi, dopo pochi mesi, in un vincolo per il cliente.

Directus rientra in questa categoria.

Durante l'intervento di apertura, Federico Giacinti, CEO di Silencio, ha raccontato il rapporto tra Silencio e Directus partendo da una constatazione molto semplice: molte piattaforme digitali falliscono, o diventano costose da mantenere, non perché siano state progettate male in superficie, ma perché poggiano su un modello dati fragile, poco governabile o troppo dipendente dalla logica applicativa del CMS scelto.

Directus affronta il problema da un'altra prospettiva. Parte dal database, ne conserva la centralità e costruisce sopra di esso un ambiente operativo composto da interfaccia amministrativa, API, gestione dei permessi, automazioni, estensioni e strumenti di collaborazione. In altre parole, consente di trasformare un database SQL-like in un backend immediatamente utilizzabile, mantenendo però un livello di controllo molto elevato sull'architettura complessiva.

È qui che, secondo noi, Directus diventa particolarmente interessante: non impone un modello applicativo rigido, ma abilita team diversi a lavorare sullo stesso patrimonio informativo. Sviluppatori, content manager, product owner, UX designer e stakeholder di business possono interagire con la piattaforma secondo livelli di accesso e responsabilità differenti, senza perdere coerenza sul dato.

Directus non è solo un CMS

Uno dei messaggi principali dell'evento è stato volutamente netto: Directus non è solo un CMS.

È certamente possibile utilizzarlo come sistema di gestione contenuti. Può gestire pagine, articoli, media, tassonomie, contenuti multilingua e flussi editoriali. Ma ridurlo a questo significherebbe non coglierne il vero potenziale.

Directus non è soltanto un API layer, perché non si limita a esporre dati tramite endpoint. Non è soltanto un ORM, perché non si limita a mappare oggetti applicativi su strutture dati. Non è soltanto un backend, perché include uno studio visuale, un sistema di permessi granulare, logiche di versioning, revisioni, import/export, logging, estensioni, marketplace, SSO e funzionalità che lo rendono utilizzabile anche da figure non tecniche.

La definizione più corretta, ed è quella su cui abbiamo costruito l'evento, è open data platform.

Questa espressione è importante perché sposta l'attenzione dalla gestione dei contenuti alla gestione del dato. In molti progetti digitali contemporanei, il contenuto è solo una delle forme che il dato può assumere. Ci sono dati di prodotto, dati editoriali, dati utente, dati transazionali, dati di configurazione, dati provenienti da ERP o CRM, dati destinati ad applicazioni mobile, portali web, dashboard, motori di ricerca, sistemi di marketing automation o agenti AI.

Una piattaforma moderna deve poter governare questa complessità senza costringere ogni progetto a ripartire da zero.

I quattro livelli della piattaforma

Nel corso della presentazione abbiamo raccontato Directus attraverso quattro livelli fondamentali: infrastruttura, database, studio e API.

Il primo livello è quello infrastrutturale. Directus può essere adottato in modalità cloud oppure inserito all'interno di architetture custom, in funzione dei requisiti di sicurezza, compliance, scalabilità e governance del cliente. Questo lo rende adatto sia a progetti snelli, con esigenze di rapidità e time to market, sia a contesti più strutturati in cui occorre integrarsi con ambienti enterprise, identity provider, sistemi legacy o infrastrutture cloud già esistenti.

Il secondo livello è il database. Questo è probabilmente l'aspetto più distintivo. Directus lavora sopra database SQL-like e consente di mantenere il dato in una struttura leggibile, controllabile e non proprietaria. In un mercato in cui molte piattaforme tendono a incorporare il dato in logiche applicative opache, questa scelta architetturale ha un valore strategico. Significa ridurre il lock-in, semplificare l'integrazione con altri sistemi e mantenere la possibilità di evolvere l'architettura nel tempo.

Il terzo livello è lo Studio, cioè l'interfaccia attraverso cui utenti tecnici e non tecnici possono gestire dati, contenuti, relazioni, viste, permessi e processi. È qui che Directus diventa un abilitatore organizzativo, non solo tecnologico. Una buona piattaforma non deve essere potente solo per chi sviluppa, ma anche comprensibile per chi la usa ogni giorno. La possibilità di modellare layout, viste, filtri, ruoli e policy di accesso consente di costruire ambienti amministrativi realmente aderenti ai processi del cliente.

Il quarto livello è quello delle API. Directus genera automaticamente API REST e GraphQL a partire dal modello dati, consentendo a frontend, app mobile, servizi terzi e sistemi integrati di consumare le informazioni in modo ordinato, sicuro e documentabile. In architetture headless o composable, questo aspetto è fondamentale: il backend non deve essere un collo di bottiglia, ma un layer affidabile da cui far partire esperienze digitali diverse.

Dalla tecnologia al mercato: le case history

L'intervento di Federico Flamminii, CEO di Interactiive, ha portato la discussione su un piano molto concreto: quello dei progetti reali. Il valore di una tecnologia, infatti, non si misura solo nella qualità della documentazione o nell'eleganza architetturale, ma nella capacità di sostenere casi d'uso complessi, vincoli di delivery, aspettative di business e processi operativi.

Negli ultimi anni Directus è entrato in diversi progetti sviluppati da Silencio e dai suoi partner, spesso in contesti in cui serviva un equilibrio delicato tra flessibilità e controllo. Applicazioni mobile, piattaforme corporate, ambienti editoriali, sistemi con backoffice complessi, prodotti digitali collegati a più fonti dati: scenari in cui il backend deve essere robusto, ma anche rapidamente adattabile.

La ragione è semplice. In molti progetti digitali, i requisiti cambiano. Cambiano le priorità di business, cambiano le integrazioni, cambiano i processi interni, cambiano le modalità con cui i contenuti o i dati devono essere esposti verso l'esterno. Una piattaforma troppo rigida diventa rapidamente un limite. Una piattaforma troppo custom, al contrario, rischia di aumentare costi e tempi di manutenzione.

Directus consente spesso di trovare un punto di equilibrio efficace: offre un nucleo solido e già pronto, ma lascia spazio alla progettazione sartoriale dell'architettura.

La round table: il punto di vista di chi usa le piattaforme

Uno dei momenti più interessanti dell'evento è stato il confronto con clienti e partner durante la round table. Nella tappa romana sono intervenuti, tra gli altri, Guido Talarico di InsideArt, Ilenia Deriu di TIM e Carlotta Piandoro di Trice. Nella tappa milanese il confronto ha coinvolto anche figure provenienti da realtà come Interactiive, Dils e Utopia/Urania Media.

La discussione ha confermato un punto che per noi è particolarmente rilevante: il valore di una piattaforma non è mai soltanto tecnico. Una piattaforma è efficace quando riduce attrito nei processi, rende più chiara la collaborazione tra team, permette di governare meglio il ciclo di vita dei contenuti e consente all'organizzazione di evolvere senza dover rifare tutto da capo ogni volta.

Nel mondo editoriale, ad esempio, il tema è spesso la capacità di gestire archivi complessi, redazioni, media, contenuti strutturati e workflow di pubblicazione. Nel mondo corporate, invece, il tema può essere l'integrazione con sistemi interni, identity provider, CRM o strumenti di marketing. Nelle applicazioni mobile, il punto critico è spesso la disponibilità di un backend flessibile, che consenta di gestire configurazioni, contenuti dinamici, dati utente e logiche applicative senza appesantire il ciclo di rilascio.

Sono problemi diversi, ma hanno una radice comune: la necessità di dare una forma governabile al dato.

Perché il no lock-in è un tema strategico

Durante l'evento abbiamo insistito molto su un concetto: il no lock-in non è una posizione ideologica, ma una scelta industriale.

Quando un'azienda investe in una piattaforma digitale, non sta acquistando solo un sito, un'app o un backend. Sta costruendo un pezzo della propria infrastruttura operativa. Sta decidendo dove vivranno i dati, chi potrà modificarli, come verranno integrati con altri sistemi, quanto sarà semplice esportarli, quanto costerà evolvere il prodotto fra tre o cinque anni.

In questo senso, la libertà architetturale non è un dettaglio tecnico. È una forma di tutela dell'investimento.

Directus permette di mantenere il dato in un database non proprietario e di costruire sopra di esso un livello applicativo aperto, estendibile e integrabile. Questo non significa che sia sempre la scelta giusta per ogni progetto. In alcuni casi un CMS tradizionale, una piattaforma SaaS verticale o una soluzione monolitica possono essere più rapide e più efficienti. Ma quando il progetto richiede controllo sul modello dati, integrazioni profonde, evoluzione nel tempo e interfacce amministrative su misura, Directus diventa una soluzione estremamente competitiva.

Directus e AI: una convergenza naturale

Un altro tema emerso durante la giornata riguarda il rapporto tra piattaforme dati e intelligenza artificiale.

L'AI non vive nel vuoto. Per generare valore reale, soprattutto in contesti aziendali, ha bisogno di dati ordinati, accessibili, contestualizzati e governati. Molte organizzazioni stanno iniziando a sperimentare agenti, assistenti interni, sistemi di automazione e interfacce conversazionali, ma si scontrano con un problema preliminare: i dati sono dispersi, incoerenti, chiusi dentro piattaforme diverse o difficili da interrogare in modo sicuro.

Una open data platform può diventare un abilitatore importante anche in questo senso. Se il dato è modellato correttamente, se le relazioni sono chiare, se i permessi sono granulari e se le API sono disponibili, diventa più semplice costruire servizi intelligenti sopra l'infrastruttura esistente.

Per noi questo è un punto cruciale. L'intelligenza artificiale non sostituisce la necessità di una buona architettura. Al contrario, la rende ancora più importante. Senza una base dati solida, l'AI rischia di restare una demo interessante ma poco utile. Con una base dati ben progettata, può diventare invece un acceleratore concreto di processi, contenuti, customer experience e operation.

Quando Directus serve davvero

Una parte importante della presentazione è stata dedicata anche a chiarire dove Directus non serve, o comunque dove potrebbe non essere la scelta più efficiente. È un passaggio che riteniamo necessario, perché il nostro lavoro non consiste nel proporre sempre la tecnologia che preferiamo, ma quella più adatta al progetto.

Directus può essere sovradimensionato quando serve solo un CMS molto semplice, quando l'architettura è interamente monolitica, quando non c'è un team in grado di valorizzarne la flessibilità o quando il progetto ha requisiti standard che possono essere gestiti più rapidamente con strumenti verticali.

Al contrario, diventa particolarmente efficace quando esistono più database o sistemi da integrare, quando bisogna dialogare con ERP, CRM o identity provider, quando occorre alimentare più frontend, quando sono previste app mobile, web app, dashboard o esperienze digitali differenziate. È in questi casi che la separazione tra dato, logica, interfaccia amministrativa e canali di fruizione diventa un vantaggio competitivo.

Una tecnologia, ma soprattutto un metodo

Il punto finale dell'evento, e forse quello più importante, è che Directus non è soltanto una tecnologia da installare. È un modo di impostare i progetti.

Significa partire dal dato prima che dalla schermata. Significa progettare il modello informativo con la stessa attenzione con cui si progetta la user interface. Significa pensare agli amministratori della piattaforma come utenti a tutti gli effetti. Significa evitare che il backend sia un'area tecnica incomprensibile e trasformarlo invece in uno spazio di lavoro condiviso, governato e sostenibile.

Per Silencio, questo approccio è coerente con il modo in cui intendiamo la trasformazione digitale. Non come somma di strumenti, ma come costruzione di sistemi che possano durare, evolvere e generare valore nel tempo.

Le tappe di Milano e Roma ci hanno confermato che il mercato è pronto per questa conversazione. Sempre più aziende non cercano semplicemente “un nuovo CMS” o “un nuovo backend”. Cercano architetture più aperte, processi più efficienti, maggiore controllo sul dato e piattaforme capaci di accompagnare la crescita senza diventare un vincolo.

Per questo continueremo a lavorare su Directus, a sperimentarne le possibilità e a proporlo nei contesti in cui può fare davvero la differenza.

Perché il futuro delle esperienze digitali non si costruisce soltanto sulle interfacce. Si costruisce, prima di tutto, sulla qualità dei dati che le alimentano.

Hai un progetto? Parliamone.

Raccontaci la tua sfida. In Silencio progettiamo, costruiamo e facciamo crescere prodotti digitali che durano.